Diario di una Au Pair


L’inizio dell’avventura e le prime emozioni

Quando si decide di diventare una Au Pair e trascorrere un anno negli Stati Uniti non si è mai pronti al 100%. Non ci si riesce ad immaginare l’effettiva durata di un anno o la mancanza che si può provare nei confronti delle nostre abitudini, dei nostri genitori e amici o in ambito culinario. Non si è mai in grado di conoscere bene la famiglia ospitante o di immaginare il rapporto che si instaurerà con i bimbi con i quali si trascorreranno le ore di lavoro. Quando si decide di diventare una Au Pair si hanno tantissime domande alle quali solo il tempo saprà rispondere. La domanda che ripetevo sempre dentro di me era “sono pronta?” ma non riuscivo a darmi una risposta, non riuscivo a rispondere con un SI deciso, non sapevo se sarei piaciuta alla famiglia o se i bimbi mi avrebbero voluto bene, non sapevo se sarei stata all’altezza di ciò che mi avrebbero richiesto, non sapevo come mi sarei trovata con la lingua nonostante il fatto che riesco a capire bene l’inglese e riesco a dialogare. Non sapevo cosa avrei provato a guidare una macchina il triplo più grossa della mia e in strade completamente sconosciute. Non sapevo cosa avrei provato a lavorare a 3256 miglia lontana da casa. Non sapevo se sarebbe stato facile o meno crearmi nuovamente una mia routine, composta da hobby, amici e lavoro. Il giorno della partenza mi sono chiesta nuovamente “sono pronta?” ed in quel caso ho risposto dentro di me “Forse si, Forse no. Ma forse, alla fine, non serve essere pronti”. E così è stato. Bisogna solamente credere in se stessi e dare sempre il meglio mettendo passione in ciò che si fa, perché a volte, si scopre di esser in grado di far cose che prima non sapevamo di saper fare! Preparare una valigia non è sempre facile, non per la paura di dimenticare qualche oggetto importante o indispensabile, ma perché significa lasciare alle spalle la propria comfort zone preparandosi agli imprevisti. Vivere lontano da casa non è per tutti. Bisogna avere un cuore grande, grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: gioie e dolori, amici e amori. Devi avere un cuore grande, così grande da far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi che altri si siano scordati, perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. E poi ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino, il tuo! Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni è quella di provarci sempre, mai rimanere col dubbio di come sarebbe stato, bisogna armarsi di coraggio e osare. Non c’è tempo per rimandare. Non c’è tempo per aspettare un’altra occasione, bisogna vivere intensamente. Parola di Au Pair

English Version

Diary of an Au Pair


The beginning of the adventure and the first emotions

When you decide to become an Au Pair and spend a year in the United States, you are never 100% ready. We cannot imagine the actual duration of a year or the lack that can be felt towards our habits, our parents and friends or in the culinary field. We are never able to know the host family well or to imagine the relationship that will be established with the children with whom we will spend the working hours. When you decide to become an Au Pair you have so many questions that only time will answer. The question I always repeated inside of me was “am I ready?” But I could not give myself an answer, I could not answer with a decided YES, I didn’t know if I would have liked the family or if the children would have loved me, I didn’t know if I would have lived up to what I would have required, I didn’t know how I would have found myself with the language despite the fact that I can understand English well and I can dialogue. I didn’t know what I would have tried to drive a car the biggest triple of mine and in completely unknown streets. I didn’t know what I would try to work at 3256 miles away from home.I didn’t know if it would be easy or not to create my own routine again, made up of hobbies, friends and work. On the day of departure I asked myself again “am I ready?” And in that case I replied inside me “Maybe yes, maybe not. But maybe, in the end, you don’t need to be ready “. And so it was. You just have to believe in yourself and always give your best by putting passion into what you do, because sometimes you find yourself being able to do things you didn’t know we could do before! Preparing a suitcase is not always easy, not for the fear of forgetting some important or indispensable object, but because it means leaving your comfort zone behind and preparing for the unexpected.Living away from home is not for everyone. You need to have a big heart, big enough to be a suitcase for everything you leave: joys and sorrows, friends and loves. You must have a big heart, so big to make room for new things. A heart that sometimes fears that others have forgotten, because the present has taken over in their lives. And then you wonder who you are becoming more than where you’re going. Because when you leave, more than move towards a destination, go to a destiny, yours! If there is one thing I have learned in the last few years, it is always trying, never remaining in doubt as to what it would have been like, we must arm ourselves with courage and dare. No time to postpone. There is no time to wait for another opportunity, we must live intensely.Word of Au Pair

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