Ottanta

Come ci si sente nei primi mesi lontani da casa?

Che sia per questioni lavorative, di percorsi scolastici all’estero, di programma Au Pair e cosi via, essere lontani da casa comporta un cambiamento in noi, fatto di consapevolezze, adattamento e rivalutazione delle nostre priorità.

Le parole sottostanti riportano emozioni vere, emozioni che ognuno di noi dovrebbe avere il coraggio di vivere perché è solo allontanandosi dalla propria comfort zone che ci si conosce meglio come persone!

“Ottanta sono i giorni che ho trascorso fino ora lontana da casa, non ero mai stata cosi a lungo lontana dal luogo in cui sono cresciuta. Ottanta sono i giorni che mi hanno fatta crescere ulteriormente. Ottanta sono i giorni lontana dalle mia comfort zone e dalle mie abitudini. Ma ottanta giorni fa non ero la stessa persona che sono adesso. Stare lontana da casa ti cambia, ti aggiusta ma soprattutto ti fortifica. Ti fa comprendere le priorità, ti fa distinguere il superfluo, e ti fa osservare i gesti mancati. Vedere la vita di altre persone a 365 gradi ti permette di acquisire nuove abitudini e farti apprezzare maggiormente ciò che invece possiedi. Mi riferisco alle piccole cose, quelle piccole cose che nella quotidianità tendiamo a sottovalutare. Farsi conoscere per la persona che si è realmente in una città che non è la tua e con una lingua totalmente diversa non è sempre facile, ci vuole pazienza. Uno di quei casi in cui bisogna dare “tempo al tempo”, uno di quei casi in cui pazienza e determinazione giocano un ruolo fondamentale. Le responsabilità sono tante cosi come altrettante sono le soddisfazioni. Ora sono qui, nella mia stanza americana, una stanza che sento ogni giorno più mia, una stanza in cui ho già fotografie e ricordi, una stanza che già parla di me, una stanza il cui materasso ha già preso la mia forma e mi fa sentire bene. Ora sono qui in un luogo totalmente diverso da dove ho sempre vissuto, in un luogo immerso nella natura e a due passi dal mare e dalla città, in un luogo che mi fa pensare. Ora sono qui, parlando una lingua che è sempre di più parte di me, condividendo tutto con persone che conosco solo da tre mesi ma che mi sembra di conoscere da sempre. Ci penso spesso e mi chiedo come sono arrivata fino qui. Mi chiedo quanta strada ho percorso per arrivare dove sono ora, il tempo vola e se ci penso, percepisco come un buco allo stomaco, una sensazione strana, una di quelle sensazioni da pelle d’oca, una di quelle sensazioni difficili da spiegare ma che ti rendono soddisfatta della metà raggiunta. Spesso ci penso e mi rendo conto che da sola posso fare tutto: prendere treni, mangiare fuori, fare foto, dormire in albergo, guardare un tramonto, visitare una città, chiedere informazioni, commuovermi. Perché insieme è meraviglioso, insieme si riscopre il bello di essere fragili ma da soli ci si può riscoprire inaspettatamente forti, e dici niente! Ciò di cui abbiamo bisogno è imparare a percepire il mondo in modo diverso. Imparare a percepire noi stessi lontano da ciò che pensiamo sia essenziale e spesso invece non lo è. Non è la distanza che ti fa perdere rapporti, amicizie o amori, no, perché nessuna distanza può allontanare chi ha veramente deciso di starti accanto.”

English Version

How does it feel in the first months away from home?

Whether it is for work, school paths abroad, an Au Pair program and so on, being away from home involves a change in us, made of awareness, adaptation and re-evaluation of our priorities.

The words below report true emotions, emotions that each of us should have the courage to live because it is only by moving away from one’s comfort zone that we know each other better as people!

“Eighty are the days I spent so far away from home, I had never been so far from the place where I grew up. Eighty are the days that made me grow further. Eighty are the days away from my comfort zones and my habits. But eighty days ago I was not the same person I am now. Being away from home changes you, adjusts you but above all strengthens you. It makes you understand the priorities, it makes you distinguish the superfluous, and it makes you observe the missed gestures. Seeing other people’s lives at 365 degrees allows you to acquire new habits and make you more appreciate what you have instead. I refer to the little things, those little things that we tend to underestimate in everyday life. Making yourself known to the person you really are in a city that is not yours and with a totally different language is not always easy, it takes patience. One of those cases in which we must give “time to time“, one of those cases in which patience and determination play a fundamental role. The responsibilities are many, just as many are the satisfactions. Now I am here, in my American room, a room that I feel more and more everyday, a room where I already have photographs and memories, a room that already speaks of me, a room whose mattress has already taken my form and makes me feel good. Now I’m here in a totally different place from where I’ve always lived, in a place surrounded by nature and a stone’s throw from the sea and the city, in a place that makes me think. Now I’m here, speaking a language that is always more part of me, sharing everything with people I have only known for three months but who I seem to have known all along. I often think about it and wonder how I got here. I wonder how far I have come to get where I am now, time flies and if I think about it, I feel like a hole in my stomach, a strange feeling, one of those goose-skin sensations, one of those feelings that are hard to explain but that make you satisfied with the half achieved. I often think about it and I realize that alone I can do everything: take trains, eat out, take photos, sleep in a hotel, watch a sunset, visit a city, ask for information, move me. Because together it is wonderful, together we rediscover the beauty of being fragile but on our own we can rediscover unexpectedly strong, and you say nothing! What we need is to learn to perceive the world differently. Learning to perceive ourselves away from what we think is essential and often is not. It is not the distance that makes you lose relationships, friendships or loves, no, because no distance can distance those who have really decided to stay with you.”

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3 risposte a "Ottanta"

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