Viaggiatore etico nei confronti degli animali selvatici

La natura. Gli animali selvatici, esotici. Uno spettacolo straordinario. In fondo tutti siamo incuriositi e attratti dalla bellezza e maestosità di animali selvatici.

Ma è ancora “natura” se l’ambiente che circonda quegli animali è stato modificato dall’uomo?

Sono ancora animali selvatici se ci viene data la possibilità di avvicinarci e accarezzarli? Magari scattarci anche una foto o forse un paio.

A volte siamo vittime di presunti santuari “etici” o di esperienze di volontariato che non sono quello che promettono di essere.

Io purtroppo come tanti, ne sono stata vittima.

Negli ultimi anni la consapevolezza delle persone è aumentata e molti si sono rifiutati di passeggiare in groppa a pachidermi asiatici cosi il business si è indirizzato su nuovi centri, i presunti “santuari etici”. In questo modo attirano maggiori turisti illudendo le persone di fornire una alternativa alle torture.

Ma allora, come riconoscere se un santuario NON è un vero centro che aiuta e recuperare gli animali?

  1. E’ vietata qualsiasi forma di interazione tra turista/volontario e animale selvatico (foto, coccole, alimentazione, cavalcata…)
  2. Non ci sono cuccioli, altrimenti significa che vengono allevati
  3. Non bisogna pagare cifre eccessive per fare volontariato
  4. Prestare attenzione ai progetti in Paesi tropicali e zone molto frequentate dai turisti

Un animale sano, in natura e privo di ricatto alimentare se potesse scegliere, interagirebbe con l’uomo?

Ovviamente no.

Nel corso dei decenni questi poveri animali sono stati alimentati talmente tanto dai turisti che ora non sanno nemmeno più cercare cibo da soli e ormai dipendono dall’uomo, sono vittime del turismo.

Pensiamo al Renaissance Resort and Casino di Aruba, i turisti prendono d’assalto la spiaggia solo per poter essere circondati da bellissimi fenicotteri rosa. L’hotel dispone di questa attrazione tutto l’anno per poter attirare il maggior numero di turisti. L’isola infatti è facilmente accessibile anche ai non-clienti dell’hotel, a pagamento.

La realtà dietro questa meraviglia è altrettanto sorprendente ma in senso negativo. Questi fenicotteri, specie migratoria, non rimangono sull’isola per scelta ma bensì perché le loro ali sono state “furbamente” clippate (tagliate) per evitarne l’allontanamento.

Cammelli, dromedari e alpaca posso essere considerati “domestici” per alcune popolazioni ma sono pur sempre animali esotici. Da migliaia di anni vengono utilizzati come animale da soma per il trasporto nel deserto. Noi, per turismo possiamo farne a meno, no?

Nel turismo ci sono anche attività apparentemente “in natura”, nel loro habitat e nessun animale viene toccato e abusato come per esempio il bagno con le foche o attività della “cage drive” (nuotare con gli squali dentro la gabbia).

Siamo davvero sicuri che siano etiche e giuste dal punto di vista del benessere animale ed ecologia?

No. L’industria delle immersioni in gabbia ha il potenziale per influenzare il bilancio energetico degli squali bianchi. Inoltre la “cage drive” è per gli squali fonte di stress e comportamenti anormali.

Se vogliamo essere turisti responsabili evitiamo ogni forma di innaturale interazione ed alterazione della loro biologia. Per ammirare squali, delfini e foche è decisamente meglio prendere parte a “whale watching” in cui possiamo vedere animali liberi nel mare senza interferire con i loro comportamenti.

Accarezzare dei pinguini cosi come altre specie di animali potrebbe favorirne l’abbandono da parte del gruppo a causa del non riconoscimento dell’odore.

Se l’interazione è stata basata sul cibo, i rischi sono numerosi perché con il tempo, l’animale non sarà più in grado di procacciarsi risorse e una dieta sbagliata può causare seri disturbi fisici.

Se volete il bene di queste creature, osservatele da lontano.

Più di mezzo milione di animali che ogni anno vengono sfruttati, fatti nascere, crescere, soltanto per diventare oggetto per noi turisti.

Più del 74% delle attrazioni turistiche prevedono l’interazione con l’animale selvatico.

A differenza del cane che si è evoluto insieme all’uomo da 15mila anni ed è geneticamente programmato per interagire e vivere con l’uomo, non è lo stesso per gli animali selvatici. Affinché un animale selvatico diventi docile e possa interagire con noi è un animale ammaestrato (come quelli del circo attraverso il rinforzo positivo o negativo), o sono animali che vengono strappati dalla mamma alla nascita per essere imprintati sull’uomo oppure sono animali ricattati a livello alimentare.

Un animale selvatico in natura non ha bisogno di noi. Il nostro egoismo di interagire con questi animali per qualche secondo li condanna a vita. Ne vale veramente la pena?

Il desiderio ti interagire con gli animali selvatici non è sbagliato, anche io ce l’ho.

Anche io sono stata vittima di questo turismo e di quegli animali che volevo proteggere. Anche io sono stata complice di un turismo inconsapevole, incosciente in cui mi sono fidata di santuari che promettevano di essere etici.

Lo strumento vincente è stata l’informazione e per questo oggi sono qui a condividerlo con voi.

Perché nelle nostre vite troppo di fretta, in vacanza può nascere il desiderio di volersi solo rilassare e svagare senza magari informarsi troppo.

Oggi sono qui e vi pongo una domanda. Davanti al desiderio comune di tutti noi di interagire con animali selvatici dobbiamo farci una domanda, “ma è giusto“?

English Version

Ethical traveler towards wild animals

The nature. Wild, exotic animals. An extraordinary sight. After all, we are all intrigued and attracted by the beauty and majesty of wild animals.

But is it still “nature” if the environment surrounding those animals has been changed by man?

Are they still wild animals if we are given the opportunity to approach and caress them? Maybe even take a picture of it or maybe a couple.

Sometimes we are victims of alleged “ethical” sanctuaries or voluntary experiences that are not what they promise to be.

Unfortunately, like many others, I was a victim of it.

In recent years, people’s awareness has increased and many have refused to walk on the back of Asian pachyderms so the business has turned to new centers, the alleged “ethical sanctuaries”. In this way they attract more tourists by deluding people to provide an alternative to torture.

But then, how to recognize if a sanctuary is NOT a real center that helps and recover animals?

  1. Any form of interaction between tourist / volunteer and wild animal is prohibited (photos, pampering, feeding, horseback riding …)
  2. There are no puppies, otherwise it means that they are raised
  3. You don’t have to pay excessive amounts to volunteer
  4. Pay attention to projects in tropical countries and areas popular with tourists

Would a healthy animal in nature and devoid of food blackmail interact with humans?

Obviously not.

Over the decades these poor animals have been fed so much by tourists that they no longer even know how to look for food on their own and are now dependent on man, they are victims of tourism.

Think of the Renaissance Resort and Casino in Aruba, tourists storm the beach just to be surrounded by beautiful pink flamingos. The hotel has this attraction all year round to attract the greatest number of tourists. The island is in fact easily accessible even to non-hotel guests, for a fee.

The reality behind this wonder is just as surprising but in a negative sense. These flamingos, migratory species, do not remain on the island by choice but rather because their wings have been “cleverly” clipped (cut) to avoid their departure.

Camels, dromedaries and alpacas can be considered “domestic” for some populations but they are still exotic animals. For thousands of years they have been used as a pack animal for transport in the desert. We can do without tourism, can we?

In tourism there are also activities apparently “in nature”, in their habitat and no animals are touched and abused, such as swimming with seals or “cage drive” activities (swimming with sharks inside the cage).

Are we really sure that they are ethical and fair from the point of view of animal welfare and ecology?

No. The caged diving industry has the potential to influence the energy balance of white sharks. In addition, the “cage drive” is a source of stress and abnormal behavior for sharks.

If we want to be responsible tourists, we avoid any form of unnatural interaction and alteration of their biology. To admire sharks, dolphins and seals it is definitely better to take part in “whale watching” in which we can see free animals in the sea without interfering with their behavior.

Caressing penguins as well as other species of animals could favor their abandonment by the group due to the non recognition of the smell.

If the interaction was based on food, the risks are numerous because over time the animal will no longer be able to obtain resources and a wrong diet can cause serious physical ailments.

If you want the good of these creatures, observe them from afar.

More than half a million animals that are exploited every year, born, grow, only to become an object for us tourists.

More than 74% of tourist attractions involve interaction with the wild animal.

Unlike the dog that has evolved together with man for 15 thousand years and is genetically programmed to interact with man, to live, it is not the same for wild animals. In order for a wild animal to become docile and to interact with us, it is a trained animal (like those of the circus through positive or negative reinforcement), or they are animals that are torn by the mother at birth to be imprinted on man or are animals blackmailed at the level food.

A wild animal in nature doesn’t need us. Our selfishness to interact with these animals for a few seconds condemns them for life. Is it really worth it?

The desire to interact with wild animals is not wrong, I also have it.

I too was a victim of this tourism and of those animals that I wanted to protect. I too was an accomplice of an unconscious, unconscious tourism in which I trusted sanctuaries that promised to be ethical.

The winning tool was information and that’s why I’m here to share it with you today.

Because in our lives too much in a hurry, on vacation the desire to just want to relax and have fun without perhaps getting too much information may arise.

I’m here today and I’m asking you a question. Faced with the common desire of all of us to interact with wild animals we must ask ourselves a question, “but is it right”?

2 commenti

  1. la bellezza di certi animali ci spinge ad avvicinarci a loro, e chi offre esperienze turistiche punta proprio a questo, ma come dici tu e come ho letto io più volte su molte riviste, gli animali andrebbero ammirati nei loro ambienti naturali, interagire con loro solo per compiacere un nostro desiderio non gli fa certo bene.
    Purtroppo è radicata nel mondo questa forma di pensiero, e non è facile convincere tutti dell’importanza di queste scelte fondamentali….

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...